Venerdì, 25 Maggio 2018
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La pratica del canto

LA PRATICA DEL CANTO

 

Il canto, in quanto espressione di sé attraverso il suono, viene spesso pensato e vissuto come una dote speciale che qualcuno possiede ed esercita in modo pubblico o anche solo privato e non per quello che invece realmente è: una funzione vitale propria di ogni essere umano.
Proprio per questo è tempo di riappropriarci di questa nostra capacità e di cominciare a sperimentarla.
In quanto parte della nostra essenza e non dote eccezionale, la pratica del canto riguarda ognuno di noi e da tutti può essere sperimentata e praticata.
Parlerò sempre di pratica del canto perché, proprio come la pratica dello yoga, si tratta di una Via da coltivare che parte da un’esperienza corporea per portarci poi verso Amore e Consapevolezza.
Il canto comincia dal respiro, anzi no…il canto si appoggia al respiro come un’insperabile amante, ma… comincia dai piedi e … nasce dal cuore.

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Yoga e Meditazione

La Meditazione (Dhiana) è parte integrante della pratica dello yoga. Le posizioni del corpo (Asana) e l’ascolto del respiro ci portano verso quello stato di distensione fisica e di calma mentale che ci permettono poi di restare nell’immobilità della meditazione.
La colonna eretta senza tensioni, il corpo libero e stabile sostengono la nostra pratica seduta, diventano la struttura portante cui appoggiare la consapevolezza.
Il respiro, che con la pratica si è fatto spazioso e regolare, ci guida durante la meditazione, a lui si appoggiano le nostre vibrazioni mentali per farsi accompagnare verso uno stato di quiete interiore.
Ed è in questo stato di silenzio che possiamo cominciare a scoprire ciò che abita in noi, ciò che di sacro è già dentro ognuno di noi.

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Perchè meditare?

Per spiegare a chi desidera intraprendere la Via della meditazione che senso ha questo cammino e perchè, se in qualche modo ci attrae e ci incuriosisce vale proprio la pena provare, userò le parole di Corrado Pensa, un grandissimo insegnante e praticante di meditazione vipassana:

"La meditazione buddhista di consapevolezza, il cui insegnamento risale allo stesso Buddha e che classicamente va sotto il nome di satipaṭṭhāna o vipassanā, potrebbe definirsi anzi tutto come la contemplazione del corpo e della mente. II fondamento necessario per questa contemplazione è sia una certa stabilità fisica, vale a dire la corretta posizione del corpo, sia una certa stabilità o calma mentale, la quale richiede naturalmente più tempo per maturare. Tale calma mentale è facilitata dal prestare attenzione a un oggetto semplice come ad esempio il respiro. C’è da osservare che non di rado, nell’ambito dell’odierna diffusione del Buddhismo in Occidente, la necessità di questa preliminare stabilità interna finisce con l’essere sottovalutata. Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante, presente nel momento presente. E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.

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Presentazione del PerCorso di Meditazione

 

“ Venite a me,
voi tutti che siete stanchi e oppressi,
 e io vi darò ristoro.”
-Gesù –

 

Sono anni che lo yoga e la meditazione accompagnano la mia vita.
La pratica quotidiana è diventata col tempo il pilastro stabile con cui cominciare e finire la giornata. Questo ha cambiato gradualmente ma profondamente il mio modo di vivere e il mio dialogo interiore.
Sì… Perché un po’ alla volta ciò che viene scoperto e coltivato nella meditazione esce dalla pratica e diventa parte integrante di ogni momento della giornata.

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