Domenica, 25 Febbraio 2018
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L'urgenza della trasformazione

Quando una forma di vita individuale, o una specie, è colpita da una crisi radicale, quando il suo vecchio modo di essere nel mondo, di interagire con gli altri e con il regno della natura non funziona più, quando la sua sopravvivenza è minacciata da problemi apparentemente insormontabili, può morire o estinguersi, oppure elevarsi al di sopra delle limitazioni del suo condizionamento con un salto evolutivo. Si crede che le forme di vita su questo pianeta si siano dapprima evolute nel mare. Quando non c'erano ancora animali sulla terra, il mare era già pullulante di vita. A un certo punto, una delle creature marine deve aver iniziato ad avventurarsi sulla terraferma. Puo darsi che dapprincipio abbia strisciato per qualche centimetro, e che poi, esauta per l'enorme forza di attrazione gravitazionale del pianeta, sia ritornata nell'acqua dove la gravità quasi non esiste e dove poteva vivere molto più facilmente. E poi ha tentato ancora, ancora e ancora, per poi, molto più tardi, adattarsi a vivere sulla terra, far crescere zampe al posto delle pinne, sviluppare polmoni al posto delle branchie. Sembra incredibile che una specie si avventuri in un ambiente così alieno e sopporti una tale trasformazione evolutiva a meno che non sia obbligata a fare così da una situazione di crisi. Deve esserci stata una grande area del mare che si è separata dall'oceano nella quale le acqua si sono ritirate gradualmente per migliaia di anni, obbligando i pesci ad abbandonare il loro habitat e a evolversi.
Questa è la sfida dell'umanità ora: rispondere alla crisi radicale che minaccia la nostra stessa sopravvivenza. La disfunzione dell'egoica mente umana, riconosciuta già più di 2500 anni fa dagli antichi maestri di sagezza e ora messa sempre più in evidenza dalla scienza e dalla tecnologia, sta minacciando per la prima volta la sopravvivenza del pianeta. Fino a tempi molto recenti, la trasformazione della coscienza umana, indicata anche dagli antichi maestri, non è stata niente di più di una possibilità, realizzata da pochi rari individui in diverse parti del mondo, a prescindere dal loro ambiente culturale e religioso. Una fioritura della coscienza umana non accadde perchè non era ancora impellente.Una parte significativa della popolazione della terra ricinoscerà presto, se non lo ha già fatto, che l'umanità si confronta oggi con una difficile scelta: evolversi o morire. Una percentuale relativamente ancora piccola di umanità, che però sta crescendo rapidamente, sta già sperimentando interiormente il frammentarsi degli schemi della vecchia mente egoica e l'emergere di una nuova dimensione di coscienza.
Ciò che sta ora emergendo non è un nuovo sistema di credenze, una nuova religione, un'ideologia spirituale o una mitologia. Stiamo arrivando alla fine non solamente delle mitologie ma anche delle ideologie e dei sistemi di credenze. Il cambiamento avviene più profondamente del contenuto della vostra mente e più profondamente dei vostri pensieri. Infatti, al cuore della nuova coscienza giace la trascendenza del pensiero, la capacità di innalzarsi al di sopra del pensiero, di incontrare una dimensione interiore che è più vasta del pensiero. In questo modo non ricavate più il senso della vostra identità, di chi siete, dall'incessante flusso di pensiero che nella vecchia coscienza scambiavate per voi stessi. Quale liberazione accorgersi che "la voce nella mia testa" non sono io. E allora chi sono io? Colui che vede questo. La consapevolezza che precede il pensiero, o l'emozione, o la percezione sensoriale accade.
L'ego non è niente altro che questo: l'identificazione con la forma, che in primo luogo significa le forme di pensiero. Se il male è in quelche modo reale, una realta relativa e non assoluta, questa è anche la sua definizione: la completa identificazione con la forma, la forme fisiche, le forme di pensiero, le forme emozionali. Ne deriva una totale inconsapevolezza della mia connessione con il tutto, della mia intrinseca unione con l'"altro", della mia connessione con la fonte. Questa dimenticanza è il peccato originale, la sofferenza, l'illusione. Quando quest'illusione di completa separazione è alla base e governa qualsiasi cosa io pensi, dica o faccia, che genere di mondo sto creando? Per trovare una risposta a questa domanda, osservate come si relazionano gli umani l'uno con l'altro, leggete un libro di storia o guardate questa sera il notiziario alla televisione.
Se le strutture della mente umana rimangono immutate, finiremo sempre per creare lo stesso mondo, gli stessi mali, la stessa disfunzione.
...Dobbiamo comprendere che il paradiso non è un luogo fisico ma che si riferisce al regno interiore della coscienza. La terra d'altronde è la manifestazione esteriore della forma, che è sempre un riflesso dell'interiore. La coscienza collettiva umana e la vita del nostro pianeta sono intrinsecamente connesse.

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Liberamente tratto da
"Un Nuovo Mondo"
di Eckhart Tolle