Venerdì, 19 Ottobre 2018
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La respirazione naturale

Conoscere e liberare il respiro significa ritrovare, ricollegarsi e liberare l’intelligenza organica, la saggezza del nostro corpo, non quella del mentale, ma quella più profonda, vitale, che condividiamo con l’universo.

Lasciar fluire il respiro, cioè trovare la propria respirazione naturale, equivale a sciogliere il flusso bloccato della nostra energia, a liberarci dai condizionamenti, a vivere in modo più completo ed equilibrato.

Liberare la respirazione significa arrendersi al flusso della vita.

Il respiro è il flusso dell’aria che esce ed entra ed è indicativo quindi del modo in cui ci mettiamo in relazione con l’esterno, con l’ambiente e con gli altri. Ma anche di come ci mettiamo in relazione con noi stessi, quanto ci permettiamo di ricevere, quanto lasciamo della nostra vera natura manifestare e in che misura riusciamo ad andare dentro nel profondo, nell’intimo.

INSPIRARE completamente significa riempirsi di energie vitali, essere in grado di accogliere, ricevere.

ESPIRARE completamente significa svuotarsi, essere liberati, aprirsi all’ignoto, fidarsi, donare.

Noi perdiamo però quella capacità di respirare pienamente che avevamo da neonati e nei primi anni dell’infanzia. La nostra respirazione è cronicamente superficiale e riduce la capacità funzionale del nostro sistema respiratorio a circa un terzo soltanto della sua possibilità.

Bloccando il respiro restiamo in superficie, ci evitiamo sensazioni vere, profonde. Le conseguenze sono disarmonia e disturbi ad ogni livello della nostra esistenza. Dal punto di vista fisico diminuisce lo scambio gassoso e la conseguente produzione di energia e veniamo inoltre deprivati dei molti effetti benefici che la respirazione naturale ha sugli organi interni.

I blocchi della respirazione indicano ostacoli, traumi, carenze nel nostro atteggiamento verso la vita, difese che a causa delle esperienze avute abbiamo messo in atto e che il corpo e il mentale ancora trattengono. Le esperienze producono memorie, imprinting attraverso cui guardiamo la realtà che viene così modificata dalla nostra mente in base a ciò che vuole vedere, secondo gli schemi che già possiede.

Nella pratica yoga si ricerca la RESPIRAZIONE NATURALE, quella di quando siamo nati e che poi abbiamo represso, quella che utilizza pienamente le potenzialità dell’apparato respiratorio.

È fondamentale comprendere che non possiamo e non dobbiamo agire volontariamente sul respiro ordinandogli di allungarsi, calmarsi, approfondirsi; questa sarebbe una forzatura che andrebbe ulteriormente ad alterare la spontaneità del respiro che è una funzione prevalentemente involontaria. Ma possiamo gradualmente creare le condizioni affinché ciò avvenga.  È un lavoro lungo da indirizzare a diversi livelli:

1 – verso il rilassamento profondo che nella pratica yoga chiamiamo “abbandono”;

2 – sviluppando l’osservazione del respiro spontaneo, senza intervenire, in diverse parti del corpo;

3 – cercando di mantenere libere le vie respiratorie;

4 – sbloccando e sciogliendo i muscoli interessati alla respirazione.

Prendendo in esame quest’ultimo punto proviamo a vedere quali sono i muscoli interessati alla funzione respiratoria. Questa si svolge soprattutto all’interno della cavità toracica dove sono situati i polmoni la cui capacità di mobilizzazione dipende dai muscoli collegati alle coste, i muscoli intercostali, dal diaframma, dai muscoli addominali e secondariamente anche dai muscoli estensori della colonna vertebrale e dai muscoli Psoas (collegano la regione toracica e lombare alla regione pelvica e alle ossa delle cosce). Il ruolo primario è svolto dal diaframma.

L’elasticità di tutti i muscoli ed in particolare del diaframma è fondamentale per una sana respirazione, mentre la loro tensione, che può essere originata da emozioni negative, stress fisico o psicologico, traumi o posizioni errate, interferisce con la coordinazione respiratoria.

Il DIAFRAMMA ha la forma di una grande cupola e separa la cavità toracica dalla cavità addominale. Il respiro prende vita proprio dalla successione ritmata di contrazione e di rilassamento del diaframma. Quando inspiriamo normalmente il diaframma si contrae e questo attira la parte superire della cupola verso il basso, in direzione degli organi addominali, mentre i muscoli pettorali espandono la gabbia toracica leggermente verso l’alto e verso l’esterno. Questo movimento crea un parziale vuoto che attira l’aria all’interno dei polmoni. Inoltre quando inspiriamo in modo completo il diaframma può effettuare un vero e proprio massaggio diretto o indiretto su stomaco, fegato, pancreas, intestino e reni, stimolando le funzioni e la salute di questi organi.

Quindi se il diaframma è libero da tensioni e in grado di compiere completamente il proprio ruolo, oltre che produrre un effetto positivo sugli organi aumenta notevolmente il volume d’aria introdotto nei polmoni e quindi l’apporto di ossigeno all’intero organismo.

Quando ha inizio l’espirazione, il diaframma si rilassa verso l’alto e la sua elasticità aiuta ad espellere l’aria carica di anidride carbonica, dai polmoni. Inoltre proiettandosi verso l’alto il diaframma va a dare sostegno a cuore e polmoni.

Sfortunatamente spesso non riusciamo a beneficiare completamente dell’efficienza del diaframma perché perde l’originaria elasticità. Molti di noi scaricano le tensioni derivanti da emozioni represse, ansia e negatività sugli organi e sui muscoli addominali e quindi il suo movimento ne risente negativamente. La mobilità del diaframma dipende poi dalla salute e dalla mobilità della colonna e del bacino e dei relativi muscoli.

Per tentare di compensare la diminuita capacità polmonare dovuta alla contrazione dell’addome e allo scarso funzionamento del diaframma, soprattutto in coincidenza con situazioni di stress, quando cioè occorrerebbe una maggiore quantità di energia, noi tendiamo a respirare più velocemente e questo ovviamente aumenta  lo stato ansioso come un circolo vizioso. Oppure aumentiamo l’espansione della gabbia toracica sollevando le clavicole, ma essendo queste relativamente rigide, ciò richiede un maggiore sforzo muscolare e dispendio di energia.

Lo sforzo di espandere la parte alta del petto e di sollevare le spalle senza mobilizzare l’addome produce solo un respiro superficiale e inadeguato per un buon scambio gassoso.

Per la maggior parte di noi la respirazione è di tipo toracico e clavicolare mentre usiamo scarsamente il diaframma.

Un’inspirazione profonda richiede l’espansione dell’addome verso l’esterno che aiuta il diaframma a spostarsi ulteriormente verso il basso, poi si espande anche la gabbia toracica nella parte inferiore, centrale e sottoclavicolare. Il movimento completo del diaframma consente alla parte bassa dei polmoni di espandersi in modo più completo favorendo una maggiore introduzione d’aria e un conseguente migliore apporto di ossigeno ai vari organi tramite la circolazione sanguigna.

Uno dei principali ostacoli ad una respirazione completa naturale è l’incapacità di espirare in modo completo. Se non vi è un espiro completo poi seguirà un inspiro anch’esso incompleto.

È quindi importante capire che cosa ostacola una espirazione completa. Essa richiede l’abbandono di ogni tensione, quindi l’incapacità di espirare in modo naturale corrisponde alla condizione psicologica, in cui spesso ci troviamo, di essere aggrappati a qualcosa che non vogliamo lasciare.

Imparando ad abbandonare i pesi, i carichi inutili che portiamo sulle spalle, si consente alle spalle e alle coste di rilassarsi, di non stare più tese verso l’alto. Allora l’espirazione completa avviene come una conseguenza naturale e ad essa potrà seguire anche un inspiro adeguato dato che questo si può originare quando gli spazi respiratori inferiori sono liberi.

L’espirazione e l’inspirazione complete sono quindi possibili quando riusciamo ad essere sufficientemente liberi di abbandonare ciò che conosciamo per abbracciare l’ignoto. Nell’espirazione completa svuotiamo noi stessi non soltanto dell’anidride carbonica, ma anche di vecchie tensioni, idee ed emozioni. Nell’inspirazione completa ci rinnoviamo introducendo non soltanto nuovo ossigeno, ma anche nuove esperienze.