Sabato, 18 Agosto 2018
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La comprensione del limite

Comprendere il proprio limite, e per “comprendere” intendo “accettare di guardare e vedere”, è un aspetto della CONSAPEVOLEZZA.

Sappiamo che per vedere veramente dobbiamo rinunciare al nostro ego, alle convinzioni, ed essere in uno stato di libertà, di pulizia, di decondizionamento. Quando non è così, i ricordi, i giudizi, le esperienze precedenti, colorano e influenzano la nostra visione e il nostro sentire allontanandoci dalla verità. E questo accade quasi sempre.

Cos’è la consapevolezza, per noi che frequentiamo gruppi di crescita, è cosa nota, ne abbiamo sentito tante volte parlare. Nella quotidianità poi però questa modalità è molto difficile da mettere in pratica. Siamo talmente abituati a proiettare noi stessi all’esterno che non ci accorgiamo mai abbastanza di quanto la nostra visione ne risulti distorta e non obiettiva. Serve una disciplina, un allenamento, un percorso di guarigione che ci avvii ad una visione decondizionata, pulita, chiara, senza le interferenze della mente.

Lo Yoga non si accontenta di saperlo e basta, ci insegna a realizzarlo partendo dalla pratica.

La mente è in una continua fabulazione, immersa tutta la giornata nei suoi racconti da melodramma, ma ecco che l’attenzione al corpo ed al respiro ci permette di rallentare il romanzo mentale, affinché emergano degli spazi di silenzio in cui poter sentire veramente. Questi vuoti non siamo noi a crearli ma si manifestano quando ci impegniamo a restare nell’attenzione.

La consapevolezza va di pari passo con il silenzio, non il silenzio esterno, ma della mente, dell’io. La pratica ci aiuta in questo attraverso l’attenzione al corpo che è la forma tangibile che assume la nostra esistenza in questo momento. L’ascolto del corpo, quando riusciamo ad evitare il desiderio di tirare e forzare porta inevitabilmente alla presa di coscienza di un limite.

Quando è la consapevolezza a scoprirlo, il limite diventa un punto di forza, non di debolezza. Noi abitualmente rifuggiamo dal nostro limite, non vogliamo ammetterlo, perché destabilizza l’immagine grandiosa che abbiamo di noi stessi. Ma nella pratica yoga acquista un grande valore, diventa una ricchezza. È la nostra possibilità di contattare l’essere.

Ogni volta che diveniamo consapevoli del corpo percepiamo un limite, un confine, che rappresenta la nostra piccolezza umana, ma nel momento in cui ci imbattiamo in esso, giunge l’intuizione di qualcosa che va oltre quel confine e che è altro dal mio piccolo io. Quando realizziamo il limite lo sguardo per un istante magico stupisce di fronte allo sconosciuto che sta oltre quel limite.

L’accettazione della nostra limitatezza ci pone sul confine di ciò che sta oltre l’orizzonte e che non ha limiti, l’infinito, il mistero, la vita.

Il limite non è più un ostacolo, ma diventa una porta aperta che ci fa intuire qualcos’altro.

La grande possibilità che ci offre la pratica yoga è quella di scoprire il nostro limite. Perché non si supera la soglia del proprio piccolo io se non si contatta prima il limite, se non si prende consapevolezza di se stessi. Solo partendo da se stessi si può allargare lo sguardo e superare la propria barriera.

Come i navigatori di un tempo per trovare l’immenso spazio dell’oceano dobbiamo prima arrivare alle Colonne d’Ercole, al confine di ciò che conosciamo e che è la realtà di ciò che possiamo sperimentare. Poi, oltre, c’è l’inconoscibile e l’indescrivibile e, se coltiviamo la consapevolezza, possiamo avere la fortuna o la Grazia di essere per un attimo lambiti o toccati da esso.

All’inizio il nostro sentire è più grossolano, rivolto al corpo, poi diventa sempre più sottile e penetrante quando riusciamo a guardare il respiro così come è, poi il respiro naturale e involontario, il soffio vitale.

In questo ascolto, che diventa un “sì” totale a ciò che siamo, possono emergere anche emozioni spiacevoli che abbiamo rifiutato e rinchiuso nel profondo perché non sempre si possiedono gli strumenti e si ha la forza per affrontare i propri fantasmi.

Anch’essi sono dei limiti che incontriamo nel corso della pratica. Lo Yoga ci insegna a provare a guardare, dalla stabilità del nostro centro, tutto ciò che affiora e ad accompagnarlo con la respirazione affinché possa manifestarsi per farsi conoscere: accogliere e com-prendere. Accompagnandolo consapevolmente con il flusso della respirazione, ci si potrà un po’ distanziare. Si creerà uno spazio, un’ampiezza che ci permetterà di allargare la visione di noi stessi in cui quella parte di dolore troverà una sua collocazione come tassello del mosaico della nostra attuale esistenza.

E sarà stata la nostra attenzione silenziosa che gli avrà dato diritto di esistere e di essere parte di noi liberando la sua energia di saggezza. Ora lo possiamo com-prendere, potendolo integrare in una visione più vasta che non è solo la mia vita ma la Vita. L’accettazione del limite, sembra un controsenso, porta ad un’espansione.

Questo lavoro di scoperta non ha mai fine perché la nostra esistenza è talmente ricca che ogni volta che giungiamo a trascendere un limite, ecco che ce ne viene mostrato un altro e poi un altro ancora, per ricordarci continuamente la nostra limitatezza rispetto alla grandiosità dell’Universo.