Venerdì, 25 Maggio 2018
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Shavasana

Shavasana è la posizione del morto (shava = morto). Il termine "posizione del morto" fa riferimento a quell'atteggiamento psicologico di abbandono di ogni tensione, preoccupazione o pensiero che occorre assumere per ottenere un vero rilassamento. Questo lasciare la presa da se stessi e dal mondo esterno si configura infatti come una morte momentanea. E’ una posizione supina e, come dice il nome shava, una posizione di massimo abbandono alla gravità. Infatti come il cadavere è completamente abbandonato a terra, in shavasana bisogna abbandonare tutti i muscoli, le tensioni e i pensieri a terra, così da liberare il corpo e la mente dalle impurità per lasciarsi andare… lasciar andare. Proprio come un cadavere che ha lasciato andare tutto.

Shavasana ci propone di abbandonare l’ego, gli sforzi che facciamo per ‘prendere’ e di prepararci, al contrario, a ‘ricevere’. E' posizione fondamentale per praticare lo Yoga in quanto dovrebbe essere l’inizio e la fine di ogni Vjniasa Krama:

Inizio, per creare uno stacco, liberarsi di tutto e calarsi in un nuovo stato di ascolto.

E’ per questo che credo sia importante
prima di ogni pratica
                             “l o    s p o g l i a r s i”
vale a dire
iniziare con rispetto
                        in silenzio
                                   respirando
                                               meditando
per mettersi nelle condizioni
nelle quali non si è più vittime
dei meccanismi del mentale
per praticare in uno stato senza ego
senza “volere”
per l’azione
non per i frutti dell’azione
(Il filo dello Yoga – pag.72)

Fine, per creare uno spazio di ascolto, divenire coscienti degli effetti della pratica e nuovamente di tornare allo stato più profondo, più semplice.

Poi interviene un arresto                 un taglio

shavasana la posizione della passività assoluta
ricettacolo degli effetti della pratica
(Il filo dello Yoga – pag.113)

La posizione del lasciar andare... la voglia di lasciare andare tutto. Attaccamento alle cose, ai pensieri, agli stati d’animo; avversione per gli altri, per le idee diverse, per l’ignoranza. La fatica a staccare, a creare uno spazio aperto, libero da schemi, preconcetti e falsi modi di vedere o più che falsi parziali, statici, viene alleggerita quando si entra veramente in shavasana per liberarsi di tutto o meglio accettare tutto e scoprire le nuove sfaccettature, scoprire che in ogni cosa c’è tutto e assaporarlo così per quello che è. Apertura.

Shavasana è una posizione semplice ma molto difficile, infatti i testi dicono che “solo gli yogi avanzati hanno la capacità di praticare questa posizione correttamente”. La sua semplicità non è che apparente, perché la sua vera difficoltà è di tipo mentale.

La fase iniziale si potrebbe anche definire l'arte dello sdraiarsi a terra, perché già con il modo di deporre il proprio corpo sul pavimento è possibile eliminare le tensioni posturali. Infatti bisogna scendere in posizione supina lentamente deponendo sul pavimento una vertebra per volta. Le gambe sono allungate e i piedi cadono verso l’esterno. Le braccia sono lungo il corpo, ma leggermente staccate. L’interno delle mani è rivolto verso l’alto in modo da aprire il torace e favorire il rilassamento delle spalle. La gola è in Ujjayi (mento rientrato) per favorire la corretta posizione della cervicale e la respirazione naturale. La bocca è leggermente aperta per facilitare il rilassamento della mascella e di tutta la faccia. Ora siamo pronti.

Si inizia con dei sospiri profondi e/o degli sbadigli per rilassare il plesso solare. Poi si passa ai muscoli. Prima della parte destra e poi della sinistra. Si parte dalle dita del piede e man mano che si rilassano le tensioni si sale; polpaccio, coscia, bacino, addome, torace, dita, mano, braccia, spalla, collo, guancia, fronte… i muscoli facciali. Poi si ripete dall’altro lato. Per rilassare le tensioni si possono fare anche dei piccoli movimenti, stiramenti oppure delle contrazioni e quindi nell’espiro contrarre per poi, nell’inspiro, abbandonare tutte le parti del corpo una alla volta, specialmente quelle più rigide. Anche in questa posizione c’è la fase dinamica (la presa della postura, il rilassamento) e poi la fase statica (la concentrazione). Si controlla la colonna. Osserviamo se ci sono condizioni di squilibrio nelle tre curve: lombare, dorsale, cervicale. Se non si riesce a trovare l’equilibrio della colonna si usano dei supporti come un cuscino sotto la cervicale, oppure sotto le ginocchia per alleviare la tensione lombare. Se ci sono dei pensieri lasciamoli venire e andare, non lasciamoci coinvolgere dall’attività della mente; lasciamoli scorrere tranquillamente, cercando di osservarli come se fossero "oggetti" distinti da noi, con un'attività propria.

Dall’esperienza del corpo all’esperienza del respiro. Alcune parti del corpo si espandono e poi si contraggono. Lasciamo che questi movimenti si estendano in tutto il corpo. Sentiamo che l’inspiro nasce dal centro del petto dove risiede Prana, l’energia di assimilazione. Sentiamo che l’espiro nasce nell’addome dove risiede Apana, l’energia di eliminazione. Seguiamo il flusso del respiro, il movimento dell’aria che entra ed esce a partire dal naso fino alla punta degli arti. Sentiamo che con l’inspiro c’è apertura, dilatazione, abbandono e che con l’espiro c’è chiusura, contrazione, interiorizzazione. Il respiro torna a pulsare con ritmi originari e semplici ed è l’occasione per entrare in relazione cosciente con esso.

Continuiamo a rimanere nella sensazione di essere presenti all’interno del nostro corpo fisico e consapevoli della nostra esistenza… lasciamo pure arrivare i pensieri… ma lasciamoli anche andare… lasciamo che ogni parte di noi sia nella sua condizione ideale. Così le fibre muscolari si allentano e anche il cervello e la mente possono abbandonarsi e dar spazio a momenti di silenzio e calma profondi.

Shavasana non deve essere un momento di passività bensì una fase di lucida presenza in cui sbloccare coscientemente lo stress ormai somatizzato e liberare la psiche da strati successivi di condizionamenti. Così ci trasformiamo sempre più in un puro osservatore, sperimentando la particolare condizione mentale nella quale vanno via via rarefacendosi le attività discorsive di giudizio e interpretazione, a favore di uno stato di grande calma, lucida presenza e consapevolezza.

Per via del rilassamento profondo e dello stato di calma che questa asana produce, non è consigliato nei casi di depressione grave, di tossicodipendenza e di forme di dissociazione psicologica, in quanto in tali stati di alterazione della coscienza l’individuo è incapace di esteriorizzare la propria aggressività e, dunque, necessita di azione.

I benefici di questa postura sono l'abbassamento del ritmo del respiro, del battito del cuore, e l'instaurarsi di un'azione equilibratrice sulla pressione arteriosa e sul sistema nervoso. Quindi, allevia l'affaticamento, il nervosismo, l’ipertensione arteriosa, l'asma, la costipazione, il diabete, l’indigestione, l'insonnia, la lombaggine, le emorroidi, la prostata, la sterilità e la spermatorrea

La condizione di pace e benessere che viene raggiunta durante la postura indica che il corpo viene riportato in equilibrio e tali benefici si riflettono anche sullo stato mentale. Quindi la sua azione non si limita al corpo, ma si estende anche alla psiche. Dona calma, riposo, sicurezza, fa recuperare energie psichiche ed infine è la porta di ingresso allo stato di meditazione. Infatti, dopo una prima fase in cui tutta l'attenzione è rivolta allo scioglimento delle contrazioni muscolari, ad allentare la "presa" della mente sui muscoli, su tutto il corpo, si entra in una seconda fase di abbandono più completo, di apertura alle sensazioni più sottili, di maggiore consapevolezza di se stessi e di tutte le proprie strutture e sovrastrutture. Si entra profondamente in se stessi e, paradossalmente, cadono le barriere dell'"io", dell'energia individuale e ci si sente uniti all'aria, alle cose, a tutti gli esseri, all'energia universale che tutto permea e tutto vivifica.

Ogni posizione ci può portare allo stato di yoga e a sviluppare di conseguenza le due grandi ali dell'Amore e della Consapevolezza, shavasana ci conduce a questo con semplicità e chiarezza insieme.
Quando siamo completamente abbandonati, l'attenzione è stata portata dentro di noi e non c'è più dispersione (pratyhara), nell'immobilità e nel silenzio la Consapevolezza è già lì che ci fa testimoni di ciò che accade nel nostro corpo, del leggero movimento del respiro, di ogni pensiero e sensazione che attraversano la mente. Shavasana è un luogo privilegiato per coltivare la Consapevolezza perchè così sdraiati, qui e ora, non c'è altro da fare se non ascoltarci ed osservaci.
Ma shavasana ci fa sperimentare in modo inequivocabile anche la forza dell' Amore che sempre e ovunque ci accompagna e vive in noi. In shavasana ci stiamo abbandonando alla terra, ci fidiamo della vita e ci lasciamo andare sempre di più all'Amore che ci sostiene; lo sentiamo fisicamente sotto di noi, stabile, certo, immutabile qualunque cosa accada e comunque noi siamo. Ogni volta che torniamo in shavasana è ancora lì ad aspettarci, a suggerire al nostro cuore, a volte un po' diffidente, che lui è sempre lì, che la terra esiste sotto di noi per sostenerci in ogni momento e che quindi possiamo cominciare a... non temere.