Venerdì, 19 Ottobre 2018
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La pratica del canto

LA PRATICA DEL CANTO

 

Il canto, in quanto espressione di sé attraverso il suono, viene spesso pensato e vissuto come una dote speciale che qualcuno possiede ed esercita in modo pubblico o anche solo privato e non per quello che invece realmente è: una funzione vitale propria di ogni essere umano.
Proprio per questo è tempo di riappropriarci di questa nostra capacità e di cominciare a sperimentarla.
In quanto parte della nostra essenza e non dote eccezionale, la pratica del canto riguarda ognuno di noi e da tutti può essere sperimentata e praticata.
Parlerò sempre di pratica del canto perché, proprio come la pratica dello yoga, si tratta di una Via da coltivare che parte da un’esperienza corporea per portarci poi verso Amore e Consapevolezza.
Il canto comincia dal respiro, anzi no…il canto si appoggia al respiro come un’insperabile amante, ma… comincia dai piedi e … nasce dal cuore.

È la nostra posizione ben stabile a terra (o se siamo seduti, seduta) che dà la base al suono per uscire, i piedi (o le gambe e le natiche) ben appoggiati al pavimento, il pavimento pelvico che ci sostiene, in modo che la parte superiore del corpo sia libera di accogliere l’aria che entra e di accompagnare poi il suono che esce. In questo ci aiuta molto la pratica dello yoga: quando arrivo ad avere il corpo stabile ma rilassato, il respiro libero e naturale, posso lasciar nascere il suono, cominciando allora a portare particolare attenzione al canale della gola e alla bocca. Utilizzo in questo ascolto la stessa consapevolezza che durante la pratica delle asana porto al mio corpo per sentire dove è teso e cosa posso rilassare.

Prendo consapevolezza di nuove parti del mio corpo, osservo il canale della gola per sentire, attraverso il passaggio del suono, quanto è rilassato o meno. Cito una bellissima spiegazione che Beatrice Benfanati dà su questo: “il canto va praticato, praticato, praticato perché ogni volta ci educa, ci insegna ad andare più in profondità. Come le asana, ogni suono va sentito, va studiato, va praticato sempre nel senso di semplificarlo. Come posso ripulire? Come posso non ostacolare? E di volta in volta questa cosa ci trasforma. È necessario secondo me includere la gola non solo nella parte alta, ma proprio scendere, non darsi un limite, sempre più giù. Continuare a scendere con l’ascolto, lasciar scendere il suono, che possa partire sempre da più giù. E non solo in senso verticale, ma anche in senso orizzontale: posso approfondire la discesa lungo il canale della gola, ma allo stesso tempo lo stesso canale della gola può essere rilassato in larghezza, cioè in orizzontale, le pareti interne poi quelle più esterne, più esterne e così via”.

La bocca, anche lei rilassata, cambia forma modellando il suono; quindi porto l’attenzione a cosa accade in questo spazio, come posso lasciarlo libero di muoversi per produrre il suono che desidero.

Quando ho preso consapevolezza di come il suono si muove nel mio corpo, porto l’attenzione al suo stare abbracciato teneramente al respiro. Se lo affido al respiro, il suono diventerà anch’esso un’onda che semplicemente viene e va. All’inspiro mi abbandono, lascio che l’aria cada dentro di me, le faccio spazio. Poi attendo, attendo che il suono si formi e senta il desiderio di uscire. Allora con l’espiro gli do una direzione e anche la mia impronta e la mia energia per farsi strada e farsi sentire, fino a quando, insieme all’aria che si esaurisce, anche il suono piano piano cala e poi finisce. Aspetto che il mio corpo senta il bisogno di lasciar entrare il successivo inspiro. Ed ecco allora che mi ritrovo dentro un ritmo regolare e pacificante che porta spazio dentro il corpo, la mente ed il cuore. Respiro e suono sono diventati la stessa onda che mi accompagna sempre più dentro di me, nel mio Centro Sacro.

Con il tempo e con la pratica queste procedure diventano parte integrante di noi, avremo trovato il suono e potremmo allora lasciar nascere il canto. Perché, come si diceva all’inizio, il canto non nasce dal corpo ma dal cuore.

Tutto ciò che vive ed esiste nell’Universo, in ogni suo respiro, canta alla Vita. È una vibrazione invisibile e meravigliosa che attraversa i cieli e si espande in ogni direzione. Ce ne siamo dimenticati ma ne facciamo parte anche noi.

Nel presente, in questo istante, in questo respiro, il nostro cuore canta, insieme ad ogni altro, semplicemente per ringraziare di esistere. Mano a mano che il nostro cuore si fa spazioso possiamo cantare per ogni cosa in ogni momento. Questo è coltivare l’Amore e in questo le Vie che pratichiamo si intrecciano  e si sostengono a vicenda: canto, yoga, meditazione, preghiera,…

Le stesse Vie ci insegnano che occorre insieme la Consapevolezza, per essere desti e pronti a vedere dove la mente ci trae in inganno. Quando sento il cuore chiuso, sono triste, sono i dialoghi interiori della mia mente che mi stanno portando lontano dal presente. Ma ancora prima posso osservare che, se forzo il suono, se faccio più di quello che posso, è ancora la mia mente che mi sta ingannando e il corpo immediatamente me lo rimanda facendomi sentire la tensione alla gola, il suono stridulo, la fatica del canto.

Come nella pratica dello yoga allora vedo, ne prendo consapevolezza e, senza rabbia, senza opposizione, lascio andare, ringrazio e continuo a cantare.