Domenica, 25 Febbraio 2018
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Yoga come esperienza di silenzio

Lo Yoga è prima di tutto un’esperienza di silenzio. La pratica delle Asana, delle respirazione, della meditazione porta la mente a rallentare finché emergono degli attimi di silenzio. E il silenzio della mente è salutare, è l’esperienza più riequilibrante.

Anche chi non ha mai praticato Yoga sa che quando si è rilassati, quando la mente è quieta, stiamo bene. I saggi ci dicono che si può contattare questo stato di pace anche quando le circostanze esterne sono avverse. Si può vivere un’emozione intensa e nello stesso tempo percepire che il nostro centro è nella pace. L’immagine a cui i saggi ricorrono è quella dell’uragano con il suo vorticoso movimento circolare. All’esterno c’è sconvolgimento e distruzione ma al centro vi è silenzio e tranquillità.

Quindi diciamo che prima di tutto lo Yoga è l’esperienza di questo spazio di silenzio, questo centro che ci permette di osservare ciò che ci accade senza esserne sopraffatti, sommersi. Ci permette di trovare una zattera che ci può essere molto utile nel momento della tempesta. Perché la tempesta, la sofferenza, la malattia, non è tutta evitabile. Però c’è questo centro a cui possiamo far ritorno per osservare ciò che ci accade con più distanza. È un punto di riferimento che ci può dar sostegno nel momento in cui ci sembra che gli avvenimenti ci travolgono. Se io sono in grado di vedere, di essere consapevole di questo problema, questa preoccupazione, significa che non sono la preoccupazione e il problema. Li posso guardare da una certa distanza quindi ridimensionare. Nello Yoga si usa la parola “testimone”. Divento testimone di ciò che accade sia piacevole che spiacevole. Molti confondono questo stato con l’indifferenza, l’apatia, in realtà vivo le esperienze con più intensità, sentimento, comprensione, proprio perché so di possedere questa zattera che mi sostiene e mi consente di vedere il mare in burrasca. So che anche se c’è l’uragano esiste tuttavia una zona in cui posso sostare e osservare con un po’ di obiettività. Diciamo che lo Yoga probabilmente, almeno per molti, è una delle “esperienze” che più aiuta la persona che lo pratica con impegno a maturare dei giusti atteggiamenti, un saggio modo di porsi rispetto alla quotidianità, naturalmente bisogna praticare regolarmente e per tanto tempo.

La pratica delle posture, dell’ascolto del respiro ci spinge ad una evoluzione, al passaggio dall’esperienza di “colui che fa” all’esperienza di “colui che sperimenta”. Dalla stabilità del proprio centro si sperimentano delle azioni. C’è molta differenza tra il “fare un’azione” e lo sperimentare un’azione”. Sperimentare, significa che l’azione è accompagnata dalla consapevolezza. Sperimentare con consapevolezza richiede che la persona sia totalmente presente e attenta nel qui e ora per raccogliere le sensazioni, per trovare dall’interno l’esperienza dell’esistenza delle braccia, della colonna o di altro, cercando di cogliere le sensazioni di peso/leggerezza, facilità/difficoltà, caldo/freddo, ecc. e scoprendo se le varie parti vengono distese, contratte, stirate. Significa anche essere consapevoli del proprio atteggiamento mentale, di quali stati emozionali accompagnano l’esecuzione della postura. Significa che la totalità del proprio essere partecipa all’esperienza. La consapevolezza ci permette di vivere le esperienze con più intensità ma senza esserne travolti, sconvolti. Rende sempre più solida e sicura la nostra zattera.